Radio Caterina, la storia

Data Evento: 02/10/2020 - Club Rotary: Rotary Club Golfo D'Anzio

Per chi non era presente alla conviviale del 25 settembre 2020 durante la quale il Socio gen. dott. Michele Miceli ci ha piaccevolmente intrattenuti con la storia di Radio Caterina, ecco un breve riassunto dell'interessante esposizione.

LA STORIA DI CATERINA

Questo racconto inizia con un’asserzione di Guglielmo Marconi: “Fin dal 1895, all’inizio cioè dei miei primi esperimenti, io ebbi la forte intuizione direi quasi la visione chiara e sicura che le trasmissioni radiotelegrafiche sarebbero state possibili attraverso le più grandi distanze”.

Fu grazie all’invenzione di Marconi che, nell’orrore dei campi di prigionia, la radio diventò per pochi fortunati l’unico contatto con il mondo civile.

Alcuni riuscirono a nascondere ricevitori commerciali come a Cestokova, altri realizzarono apparecchi di fortuna come a Zaitai, altri ricevitori entrarono nella leggenda come la “Caterina” di Sandbostel.

Queste radio sono oggi conservate presso il museo dell’internamento a Terranegra di Padova insieme con altri importanti cimeli in ricordo delle deportazioni nei lager.

L’azione si svolge a Sandbostel, una cittadina tedesca della Bassa Sassonia situata tra Brema e Amburgo. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu costruito, nelle sue vicinanze, uno dei più famosi campi per prigionieri di guerra, lo Stalag X B, dove dal 1939 al 1945 furono internati un milione di prigionieri di 46 nazioni, 50.000 dei quali morirono di fame, malattia o uccisi. Recentemente l’area in cui sorge il Lager è stata privatizzata e non è possibile visitarla se non dall’esterno.

Il campo fu costruito su un terreno paludoso. Il clima era umido e freddo, l’inverno estremamente rigido. I servizi igienici erano carenti, l’acqua potabile un sogno. Nella sezione dedicata agli Internati Militari Italiani le baracche erano disposte intorno al “laghetto”, una pozza di raccolta per l’acqua piovana.

Oltre 600.000 prigionieri italiani dopo l’8 settembre 1943 furono catturati dai tedeschi a avviati ai lager con la qualifica di internati militari. Questa qualifica non consentiva loro di ricevere i sussidi della Croce Rossa riservati ai prigionieri di guerra. Senza i sussidi della Croce Rossa, tra fame, freddo e malattie rifiutarono ogni collaborazione con il Terzo Reich.

Nel campo per Ufficiali di Sandbostel la resistenza fu possibile grazie all’energica guida dei Cti Brignole e Guzzinati.  

Brignole favorì la nascita di attività culturali e ricreative come corsi universitari, mostre d’arte, partite di calcio, spettacoli musicali durante i quali non poté mancare l’esecuzione del coro del Nabucco e rappresentazioni teatrali dove l’internato Gianrico Tedeschi esordì con l’Enrico IV.

Nello stesso lager fu internato anche Giovannino Guareschi che, insieme con l’amico Arturo Coppola, scrisse canzoni come quella dedicata alla figlia Carlotta nata nei primi mesi di prigionia.

Guareschi vide nascere all’interno del lager la più famosa delle radio clandestine “Radio Caterina” e ce ne ha tramandato la storia. Perché Caterina? Sembra che le sia stato dato il nome della fidanzata di un internato.

Caterina fu realizzata dal nulla intorno a una valvola introdotta nel campo all’interno della borraccia del Ten. Martignago. Tutto il resto fu raccolto nella miseria del lager.

Il nucleo dell’apparecchio è la valvola che, come un cuore, manda in giro per il circuito gli elettroni. Poi occorre un’antenna per captare il segnale radio e un auricolare per l’ascolto che trasforma i segnali elettrici in segnali acustici. Il gruppo di sintonia costituito da una bobina e un condensatore variabile che è quello che si ruota per sintonizzare la stazione. La bobina di reazione interagendo per mutua induzione con la bobina di sintonia provoca l’innesco della reazione. Servono, inoltre, due batterie di alimentazione perché la valvola per funzionare necessita di due alimentazioni distinte, una per il filamento e una per l’anodo.

Costruzione della radio

Degli internati facevano parte anche ingegneri, tecnici e artigiani. Caterina nacque intorno alla valvola introdotta nel campo nascosta nella borraccia del Ten. Martignago. Il circuito fu ideato dal Ten. Olivero, pile, condensatori e resistenze furono costruiti dal Cap. Angiolillo.

La resistenza, dopo molte prove, fu costruita con la carta della margarina, essiccata sulla stufa, e alcune righe fatte con una matita di grafite tenera e due pezzi di filo elettrico. Analoga soluzione venne adottata dai superstiti del dirigibile Italia dopo lo sfortunato incidente al Polo Nord del 25 maggio 1928.

Per i condensatori fissi furono utilizzate le cartine delle sigarette e la stagnola dei formaggini arrotolati strettamente; i pezzi di filo passati nella cera delle candele “gentilmente” fornite dal cappellano. Ovviamente furono necessarie le numerose prove per trovare la capacità giusta.

Il condensatore variabile fu ottenuto con la latta delle scatolette accuratamente ritagliata, appiattita tra due pietre levigate e strofinata a lungo con tanta pazienza e sabbia per renderla lucida: l’unica cosa che di certo non mancava era il tempo. Come isolante fu utilizzata la plastica dei porta tessera e per manico un pezzo di legno.

Per l’auricolare la faccenda si complicava, ma un internato si ricordò di avere uno dei primi rasoi elettrici e quindi con le scatolette di latta, il filo e un magnetino del motore del rasoio elettrico fu costruito un auricolare con un’ottima sensibilità. Per recuperare dai tedeschi lo stagno per le saldature, dissero che volevano costruire un apparecchio acustico per un prigioniero debole di udito.

Lo zoccolo su cui inserire la valvola fu costruito da un prigioniero che di mestiere faceva l’orologiaio, abituato quindi a lavori di precisione, con una tavoletta di legno e dei ritagli di latta utilizzando unicamente temperino, forbici e lamette da barba.

Per le bobine si utilizzò un porta sapone (di bakelite) ma dove trovare il filo smaltato? Avevano notato che il Sergente addetto alla posta girava per il campo, che era piuttosto vasto, con una bicicletta, che non utilizzava mai di notte, munita di fanalino. Facendo finta di litigare, due prigionieri urtarono il tedesco facendolo cadere. Il Sergente, poggiata la bici al muro, prese i due litiganti e li portò al comando per farli punire. Nel frattempo un altro prigioniero tolse la dinamo alla bici, la smontò, estrasse il filo e rimise tutto al suo posto.

Le due batterie portarono via parecchio tempo. Mentre per quella di filamento era possibile usare parti di pile esaurite dei carcerieri, per l’anodica la faccenda si complicava. Poi qualcuno ricordò della pila inventata da un italiano, Alessandro Volta, e così, con monete da 10 centesimi di rame, dischetti di zinco ritagliati dai lavatoi e pezzi di coperta, realizzarono la pila a colonna.

Come elettrolita fu usato di tutto, dall’ammoniaca dell’infermeria, alla soluzione di aceto della cucina e altro che è possibile immaginare; tutto venne provato e riprovato in un laboratorio segreto. Purtroppo l’erogazione di corrente durava poco per mancanza di depolarizzanti, ma era quanto bastava per captare le notizie. Una volta scaricata, bisognava ripulire la pila e ricominciare.

Tante volte la batteria veniva legata alla gamba del Cappellano padre cappuccino Luigi Grigoletto che era meno sospettabile e non soggetto a perquisizioni; con la scusa di visitare gli ammalati si recava in infermeria e la riforniva di ammoniaca.

E così alla fine Radio Caterina fece sentire la sua flebile voce e dette ai poveri reclusi la forza di resistere e sopravvivere.

Come funzionava Caterina

Il Ten. Olivero si sdraiava sulla traversa di una branda al secondo piano, la testa fasciata da un asciugamani per reggere l’auricolare e avere le mani libere, stringeva l’antenna tra i denti per aumentarne la sensibilità e lasciava penzolare una gamba più o meno vicino al pavimento bagnato, fino a cercare il punto di innesco, poi sintonizzava la stazione. Il Tenente con la sinistra manovrava i comandi e con la destra annotava i messaggi in un linguaggio stenografico che capiva solo lui. Le stazioni captate erano Radio Londra, Berlino, Parigi, Busto Arsizio e Bari. Il tutto avveniva, di solito, tra le 21 e le 23.

Le notizie venivano lette, il mattino successivo, dai Tenenti Capolozza e Pisani che per più di un anno hanno rischiato ogni giorno la vita. I messaggi, tradotti in inglese, raggiungevano i prigionieri di altre nazionalità.

Numerose furono le perquisizioni alla ricerca della misteriosa radio che grazie alla sua smontabilità riuscì sempre a sfuggirvi trasformandosi in innocui attrezzi: ad esempio, la valvola tornava nella borraccia, il variabile diventava un raschietto per le pulizie, il contenitore una scatola porta oggetti appesa a una branda, l’auricolare una scatola portamonete e il gruppo bobine veniva nascosto in una gavetta.

E così di giorno in giorno Caterina fece sentire la sua voce annunciando le sorti della guerra dallo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944, allo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, alla presa di Berlino iniziata il 16 aprile 1945 e i prigionieri ritrovarono la voglia di continuare a vivere fino a quel 29 aprile 1945 quando furono liberati dai soldati americani.

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